“Il ripostiglio”

Toc, toc.
“Entra, ma ti prego, non accendere la luce”.
“Ma non ci vedo…e non ti vedo”.
“Non importa. Non serve. Siamo solo nel ripostiglio, lo conosci bene no?”.
“Come se tu non lo sapessi che mi ci cambio ogni giorno…mi spii dal buco della serratura… ma al buio…”.
“Niente ma. Ti ho detto che ho pochi giorni di vita e i miei occhi gia’ non sopportano piu’ la luce…sono costretto a stare chiuso qua dentro”.
“Se ti trovano pero’ ti ricoverano alla neuro e mi licenziano!”.
“Sento che questa volta e’ veramente la fine, credimi”.
“Ok, ok, non ti scaldare, mi sei sempre stato simpatico piccoletto , e poi gia’ c’e’ poca aria qua dentro!”.
“Hai caldo?”.
“A quest’ora il grembiule mi sta stretto dopo averci sudato tutto il giorno”.
“Raccontami come te lo sbottoni”.
“Cosa ti dovrei raccontare?”.
“Potresti cominciare dicendomi che bottone sbottoni per primo”.
“Tu sei proprio fuori come un balcone. Pero’ il gioco mi piace. Allora, vediamo, inizio dal basso, cosi’ sento subito le gambe piu’ libere, poi salgo, il bottone sul seno si apre da solo. Vado bene cosi’?”.
“Cosa indossi sotto?”
“Ho una sottoveste di raso lilla”.
“Mmm fammi sentire, sei sudata?”.
“Si”.
“Non lo posso vedere, raccontamelo”
“Non e’ semplice…ecco, sento una goccia di sudore che mi scivola tra i seni e scende giu’ fino al bordo delle mutandine…”
“Sei bravissima, continua”.
“La inseguo con un dito che ho bagnato appena sulla punta della lingua, provo un brivido al contatto con l’elastico delle mutandine”.
“Sfilale lentamente… anche a parole”.
“Adesso mi sono girata di spalle, ondeggio il bacino lentamente…le mie ginocchia si piegano un po’, con le mani stropiccio la sottoveste, ne afferro il bordo e lo struscio sulle mie cosce…e’ liscio, ho la pelle d’oca, inarco la schiena”.
“Si, lo sento, la tua pelle sa di buono, profuma di sapone da bucato”.
“Ora salgo con le mani lungo i fianchi, tocco l’elastico, continuo a ondeggiare piano piano e inizio a sfilarle senza fretta”.
Frush.
“Non ho mai annusato le mutandine di una donna, nessuna me le aveva mai lanciate sulla faccia”.
“Pensavi che scherzassi? Allora non mi conosci. Prova a dirmi tu adesso che cosa sto per fare nel buio di questo ripostiglio”.
“Be…credo che ti avvicinerai a me e mi accarezzerai i capelli, e’ cosi’?”.
“Si, vai avanti”.
“Poi potresti sederti sulle mie ginocchia e leccarmi leggermente il collo con la punta della lingua…”.
“Mmm…mi stai leggendo nel pensiero”.
“Ho una camicia, me la sbottoni e inizi a strusciarti su di me…”.
“Si, ma prima infilati le mie mutandine sulla testa e copriti gli occhi”.
Slam.
“Posso aprirli ora? Allora li apro?…dove sei?”.
“Fuori dal ripostiglio caro…e non dimenticare di restituire a tua nonna le mutande!”.

 

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