La notte è il mio momento preferito. Ed è sempre notte a Ropeville. Pelle asciutta e profumata, mi infilo la mia longuette di latex ed esco. A combattere il crimine, , naturalmente.
La borsa racconta molto di una donna. Macchina fotografica (una massiccia Holga), penna, taccuino. Rimmel, rossetto, smalto per unghie trasparente nel caso si smagli una calza. Una calcolatrice, una scatolina di fiammiferi di un ristorante dove si mangia carne danese, un lecca-lecca al gusto di coca cola, una bolletta da pagare. Occhiali da sole, caramelle che rotolano libere in una ingombrante confezione, cerotti. L’agenda, non dimentichiamo l’agenda. Ritagli, foto, appunti, un mondo a parte nell’universo “borsa”.
Mi piace raccogliere etichette. Non quelle dei vestiti. Ma delle bottiglie di acqua minerale. Ci ho tappezzato un’intera parete della mia camera da letto. Mi stendo sui cuscini e le osservo. Colorate, invitanti, sfacciate a volte. Come sono sfacciata io. Con le mie gambe lunghe velate da una sottile calza nera. Con i miei tacchi vertiginosi che mi regalano un portamento sinuoso e fragile. Con i miei tubini di vinile lucido indossati a pelle, che mi strizzano i fianchi.
Ognuno combatte il crimine con le armi che possiede. E io le ho distribuite su un metro e settantotto di altezza!
Ogni mattina, quando suona la sveglia e fuori è notte, perché a Ropeville è sempre notte, sono pronta a sfidare il mondo pur di assicurare alla giustizia i malfattori.
Scrivo per il “The Ropeville Chronicle” da tre anni, anche se non puoi mai sapere che verso prende il tempo a Ropeville. I miei reportage gettano luci inquietanti sugli intrighi che si celano tra le strade di questa tranquilla cittadina. Boss malavitosi, trafficanti di droga, ladri e truffatori. Li metto tutti con le spalle al muro. Anche se prima sono loro a mettere me “alle strette”. Lo sai, a Ropeville, dove e’ sempre notte, nessuno gira senza una corda, un paio di manette o un nastro adesivo. E’ il rischio del mestiere. Altrimenti perché lo farei?